Salve
Il mio nome é Edoardo Giannini ed ero fino a tre anni fa un vice brigadiere dell'Arma dei Carabinieri. La storia che vi sottopongo e' stata pubblicata pochi giorni fa dalla “Rivista dell'Arma” edita dall'UNAC, UNIONE NAZIONALE ARMA CARABINIERI. Io ora mi sono auto esiliato in Inghilterra ma non posso credere che le cose debbano finire cosi per me. Sono allo stremo delle mie energie.
Questo che le invio e’ in dettaglio di ciò che ho vissuto.
Desidero raccontarvi la mia storia quasi kafkiana, quale esempio dell’
endemico disservizio della giustizia italiana, giustizia con la “g” minuscola
per l’appunto.
Questa non è purtroppo la trama di una fiction, ma il grido di dolore di una
persona esausta.
Tutte le persone e i fatti citati sono reali. Purtroppo.
La mia strana storia comincia nel febbraio del 2001.
A quell’epoca prestavo servizio presso la III^ Sezione del Nucleo Radiomobile
del Reparto Operativo di Roma, il reparto del Pronto Intervento.
In quel periodo, avevo trentacinque anni e come molti miei coetanei
frequentavo i bar alla moda di Piazza Campo dei Fiori. Chi conosce la città di
Roma sa bene quale calderone sia quella zona. Un grande crocevia che comprende
tutte le tipologie di persone possibili….Turisti, vips, finti vips, politici in
incognito, extra comunitari clandestini, malavitosi in tutti i rami,
spacciatori di qualsiasi tipo di droga…Non per niente di notte e spesso anche di
giorno vi è un presidio delle forze dell’ ordine per tenere sotto controllo
questa immensa marea di persone che soprattutto nei fine settimana si accalca
in quella piazza.
Sono sempre stato una persona che amava uscire la sera, relazionare, andare
alle feste , conoscere gente, uscire con belle ragazze. La trovo una cosa
normale. Ma forse, questo non si addice all’immagine tipica di un
“carabiniere”. Il “carabiniere”deve essere per stereotipo un tipo riservato,
una persona che nella vita privata deve restare il più possibile nell’
anonimato, ed essere pronto a relazionare ai suoi superiori qualsiasi cosa noti
nel suo “stay behind”.
Come tanti anche io avevo il mio bar preferito. Come spesso accade,
frequentando un locale si entra in confidenza con il proprietario, tale Angelo
xxxxxxxxx.
Ma, per quanto si acquisisca una certa confidenza, non sempre si conoscono i
“lati oscuri” delle persone.
PRELUDIO ALL’INCUBO
Una sera come tante, questa persona, conoscendo la professione dello
scrivente accenna al telefono di essere oggetto di un estorsione da parte di un
rappresentante della delinquenza locale. Il buco finanziario che gli si è
aperto è molto grande. Non è in grado di restituire i soldi. Grazie alla
posizione privilegiata del locale, molto ben frequentato, chi lo ricatta lo
incastra chiedendogli di spacciare droga per saldare il debito. In caso
contrario ci sono sempre la giovane moglie e la bambina di due anni con cui
prendersela.
Lo scrivente in quei giorni non è in servizio. E’ reduce da una brutta
bronchite diagnosticata dal Pronto Soccorso dell’Ospedale San Pietro. Accetta
comunque di vedere l’ “amico”. Magari un consiglio da dare su come muoversi
dato da un operatore delle Forze dell’Ordine può servire. Magari si può
accompagnarlo proprio ai Carabinieri di Piazza Farnese, competenti per
Giurisdizione.
Ma alle volte o le cose non sono come sembrano. O la realtà supera l’
immaginazione.
Quando lo scrivente giunge sul posto nei pressi del bar l’amico trafelato lo
raggiunge e gli dice che dei loschi figuri sono appostati nei pressi dell’
esercizio e sembrano sorvegliarlo.
Guardandoli potrebbero apparire come i Bravi di manzoniana memoria.
Ma lo ripeto, a volte le cose non sono come sembrano.
E infatti, lo scrivente, quando in maniera energica afferra per il colletto
uno dei “figuri” e lo accompagna al camper della Polizia di Stato, sito di
fronte al bar in questione, con l’intento di identificarlo rimane di stucco.
Sorpresa.
Costui è un Carabiniere. E quello che è con lui è addirittura un collega con
il quale anni prima aveva lavorato per pochi giorni in un altro Reparto. Tra
orecchini, capelli lunghi e barba incolta era irriconoscibile. Eppure era l’
appuntato xxxxxxxxxx, del Nucleo Operativo Compagnia Carabinieri Roma
Centro.
Ed era molto arrabbiato. Avevo rovinato la loro copertura.
E già…il mio “amico” era stato messo sotto controllo. E, chi poteva dirlo,
magari io ero suo complice nei suoi traffici….
Un chiarimento davanti ad un caffè:
Hai rovinato la nostra operazione. Ora devi rimediare o scriviamo al tuo
Comando e facciamo aprire un indagine su di te.
Dacci qualcosa su cui lavorare, in fondo frequentando quel locale qualche
informazione utile la avrai raccolta…insomma facci fare l’arresto che ci hai
vanificato.
Lo scrivente è a pezzi. E’ costernato per la situazione in cui
improvvisamente è caduto. E’ appena uscito da una brutta situazione
disciplinare nella quale si era ritrovato pochi mesi prima per l’attrito con un
ufficiale della scuola allievi marescialli. Questa situazione gli era costata l’
espulsione dalla scuola e l’abbassamento delle note caratteristiche sino a
inferiore alla media.
Era stato trasferito alla Radiomobile da poco più di un mese. Era il posto
che più si confaceva alla sua vocazione per fare il Carabiniere. E i suoi
superiori lo tenevano sotto la lente d’ingrandimento, e con i rimproveri non
andavano per il sottile.
Dunque: che fare?
Facendo mente locale gli vennero in mente due possibilità da “regalare” ai
colleghi in cerca di spacciatori…
Due situazioni “operative” che avrebbe voluto conservare per se stesso e
magari tirarle fuori come il classico coniglio dal cilindro, per fare bella
figura nel nuovo Reparto dove era l’ultimo arrivato.
La prima, accaduta la settimana prima, nel famoso bar di Campo dei Fiori.
Mentre faceva la fila alla toilette, un magrebrino all’interno della stessa
faceva uso di cocaina lasciando la porta dischiusa, in attesa forse di qualche
suo conoscente.
Lo scrivente, vedendo la esigua quantità di stupefacente decideva di non
qualificarsi e di cercare di acquisire dallo stesso qualche informazione
supplementare. Un nome, un numero di telefono…qualcosa su cui lavorare. Poi
arrivò la bronchite e tutto venne messo da parte…
La seconda: la notte di Capodanno, dentro una famosa discoteca, il Notorius
quei cinque giovani della Roma bene, che anche loro dentro una toilette
facevano anch’essi uso di cocaina…Ma quella sera lo scrivente era libero dal
servizio, senza tesserino e pistola, in compagnia di una ragazza, i telefonini
sono tutti in tilt per gli auguri di mezzanotte….se ne era quasi dimenticato,
ma forse sapeva come rintracciarli…e magari lavorarci sopra.
O forse sarebbero stati i colleghi che ora lo ricattavano a lavorarci sopra.
Solo questo poteva fare. Queste due stupide “situazioni” erano la sua unica
merce di scambio per la tranquillità.
Evidentemente lo scrivente si sbagliava.
Ci si illude che in certi ambienti, come la blasonata Arma dei carabinieri
tra i colleghi vigano dei codici non scritti di lealtà. Di rispetto per il
prossimo. Di amicizia e serenità come quelli che traspaiono nelle note fiction
televisive.
Balle. Tutte balle.
Le sorprese non erano finite. Anzi erano appena iniziate.
I colleghi avevano appena iniziato a tendere una trappola allo scrivente.
Volevano un arresto. E poco contava il nome dell’arrestato. Anzi, forse
sarebbe stato più clamoroso l’arresto del collega un po’ troppo mondano, pieno
di amicizie anche in mondi forse un po’ troppo altolocati per un semplice
brigadiere dei carabinieri…
In fondo qualche sera prima era uscito con una famosa ex miss Italia….
Quindi, mentre l’ignaro scrivente, si tormentava, cercando un operazione da
svolgere unitamente ai colleghi, quale ammenda per il suo errore, gli stessi
colleghi “fermavano” l’ “amico” proprietario del bar gonfiandolo di sganassoni.
L’amico, credendo che fosse stato lo scrivente a delare il suo terribile
segreto, quello dell’estorsione, (e loro senza meno glielo lasciano credere),
per vendicarsi racconta ai colleghi che anche io sono nel “business”. I
colleghi gli credono.
Poche sere dopo, vengo contattato. Vogliono l’arresto di qualcuno, magari
quello del magrebrino.
-Contattalo, dagli un appuntamento, digli di portare la “roba”, noi
interveniamo e lo arrestiamo e siamo pari.
Sembrava tutto molto semplice. E’ vero. Lo ammetto:
Sono stato ingenuo.
Dunque si va in scena.
I colleghi del Nucleo operativo sono tutti appostati nella zona del Mac
Donald di piazzale Clodio. Sono le ore 23.00 del 17 febbraio 2001, gli uomini
sono in posizione radiocollegati con gli auricolari.
Strana combinazione, penso mentre attendo l’arrivo del tunisino: l’
anniversario del mio arruolamento è stato il 17 febbraio 1989.
Ma il nostro uomo mangia la foglia. Quando arriva all’appuntamento non ha
niente.
Col senno di poi comincio a credere che sia stata una fortuna.
In realtà, ai colleghi non importa un gran che dell’extra comunitario. Hanno
già il loro arresto.
E l’arrestato sono io.
Dopo aver trasmesso la deposizione dell’”amico” proprietario del bar, si
erano premurati di rintracciare la ex ragazza dello scrivente, di recente
scaricata, e ben avvelenata per tal ragione nei miei confronti.
Perfettamente idonea allo scopo.
Attenzione: dalla sua deposizione, l’unica frase che potrebbe deporre contro
lo scrivente è un: “può essere”, incrociato con un “può darsi.”
Ma per il Magistrato, che di nome, non è uno scherzo, si chiama Settembrino
Nebbioso, queste due deposizioni, estorte in una caserma a due persone
spaventate e in condizioni di stress psicologico, sono una certezza. Il verbo.
Ordina il fermo dello scrivente
E QUI COMINCIA L’INCUBO
Sul posto del rendez-vous con il presunto spacciatore, si presenta il
Comandante della Compagnia Roma Centro, Capitano xxxxxx. L’uomo da
cui dipendono i miei leali colleghi.
-Giannini, mi consegni la sua pistola.
Caricato in macchina.
Portato in caserma .
Perquisito, denudato. Umiliato.
Ispezionato persino nell’orifizio anale.
Portato a casa, per perquisire il mio minuscolo monolocale
L’auto ribaltata.
Risultato: Nessun tipo o traccia di sostanza stupefacente rilevata.
Giorno successivo:
Mattinata al Reparto Operativo in via Inselci.
Foto segnalamento e rilievi dattiloscopici: le impronte digitali.
Traduzione nelle Patrie Galere.
Un'altra sorpresa…Nessun posto disponibile al carcere militare di Boccea. Non
c’è problema. Va benissimo anche il carcere di Rebibbia. In mezzo ai
delinquenti comuni. Tanto è un fermo di Polizia Giudiziaria….di solito dura un
paio di giorni.
Al quinto giorno in una camera di sicurezza del braccio F con la finestra
rotta in un febbraio rigido, 4 cose erano palesi:
1. l’avvocato difensore da me nominato non si era fatto vedere e nessuno
sapeva spiegarmene il perché
2. mi erano stati lasciati i lacci delle scarpe e la cintura dell’
accappatoio, cosa da regolamento estremamente vietata, soprattutto nelle prime
ore di detenzione.
3. Nessuno si faceva vedere o mi diceva che cosa stava accadendo.
4. Il giornale il messaggero aveva pubblicato a caratteri cubitali il mio
arresto con la dicitura “PRESO IL PUSHER DI CAMPO DEI FIORI - E’ UN
CARABINIERE, con nome cognome e tanti aneddoti interessanti, tipo: viveva al di
sopra delle sue possibilità, era sempre ben vestito, belle donne…..
Questa particolare pubblicità aveva generato nello scrivente la certezza che
non avrebbe mai potuto andare nei bagni a farsi la doccia.
Al quinto giorno comunque il G.I.P. si degnò di convocarmi a Regina Coeli per
un interrogatorio, con un avvocato d’ufficio che definire un deficiente era un
complimento.
Frase finale del Giudice:
-….mi dispiace Giannini ma la sua storia è così strana che per far luce sono
costretto lasciarla in carcere un altro po’…per verificarla.
-Grazie Signor Giudice. Lo so che gli arresti domiciliari si danno a ben
altre tipologie di persone.
Finalmente ho pianto, dentro la mia branda. Poi l’infermiera mi ha dato una
doppia dose di tranquillanti.
Ho contattato il prete e ho avuto il coraggio di mandare un telegramma alla
mia povera madre, cercando di spiegare in due parole l’impossibile.
Risposta:- ti siamo vicini nuovo avvocato contattato resisti-
Arriva la Cavalleria. Arrivano i rinforzi. Forse.
Sanremo è uno strazio. In TV non c’e altro. Dal terzo giorno di detenzione
posso guardare la televisione Meno male c’è la biblioteca in galera. Il
lavorante è gentile. Mi porta delle bottiglie d’acqua bollente da mettere sotto
le coperte,
Non sto mangiando nulla. Devi fare i bisogni corporali con la gente che passa
davanti alla porta della cella che ti vede “mentre la fai”.
La mensa della prigione fa schifo. Ma il nodo allo stomaco decide per me di
salvaguardare la mia salute.
Il lavorante prepara nella sua cella, a fianco alla mia gli spaghetti a
pranzo e me ne da sempre un piatto. Poi prepara il caffè. Il caffè del
carcerato. Gli sono simpatico. Lui uscirà nel 2008. siamo solo nel 2001.
All’ottavo giorno, e qui si denota la dimenticanza nei miei confronti della
Divina Provvidenza, un secondino, lo stesso che il giorno prima mi aveva
prospettato che stavo per essere trasferito in una cella con altre quattro
persone, mi spalanca la porta dicendomi di presentarmi al “Ricevimento”per
recuperare le mie cose.
Pare vi sia stato un mutamento nel quadro indiziario, ovvero il padrone del
bar, interrogato dal P.M, non ha confermato le accuse mosse nei miei
confronti.
Regalo le mie sigarette e il dentifricio appena comprato al lavorante e in
una sera di gelida pioggia riguadagno la libertà.
INCUBO PARTE SECONDA.
Questa pensate sia la parte peggiore?
Si forse lo è. Il carcere è una prova terrificante, soprattutto quando prima
di addormentarti vedi le scritte a pochi centimetri dai tuoi occhi dei
centinaia di detenuti che ti hanno preceduto.
Un amica ti viene a prendere e ti porta a casa di un amico a fare la tua
prima doccia dopo otto giorni. La barba. Sei chili in meno. I vestiti puliti.
Mangiare un pasto decente. Recuperare la tua auto. Uscire subito, affrontare
il mondo. La gente. Che penseranno…Tutti quanti….
Non riesco nemmeno a pensare di andare a Campo dei Fiori. E’ giá difficile
andare a casa dove c’é la portiera che ti aspetta come un avvoltoio sopra la
ringhiera del cancello.
Appena incontro dei conoscenti, la prima battuta:
Ahò Edoardo! Mò si che sei un romano vero!
Perché romano vero? chiedo io scioccamente…
Perché non si è veri romani se non si son saliti i tre gradini. Quelli di
Regina Coeli.
Antico detto della mala trasteverina.
Ci rido sopra. Sembra una lunghissima puntata di “Scherzi a parte”. Ma non
riesco a vedere le telecamere nascoste. Non esce fuori lo staff da dietro l’
angolo con un applauso a liberarti dall’Incubo.
Poi, due giorni dopo, cominciano le vere umiliazioni.
Sono convocato in caserma dal Comandante del Reparto.
Si dice che le disgrazie non caschino mai da sole.
Mi devono notificare un paio di cosette:
Primo: il capitano xxxxxxxxxxxx, in seguito ai miei dissidi con lui
alla Scuola allievi di Vicenza, durante il Corso di Allievo Maresciallo, che in
tutti i modi è riuscito a farmi perdere, mi ha denunciato per calunnia. Con i
fatti di Vicenza erano iniziati i miei primi “regali” alla cassa avvocati
nazionali. Tra ricorso al T.A.R. del Veneto e il difendermi dalle accuse del
Capitano xxxxxxxxxx diecimila euro stavano per cambiare di portafoglio….E come un
fronte temporalesco all’orizzonte , i debiti cominciavano a crearsi più neri di
una nube carica di pioggia.
La seconda cosetta suona molto stile telefilm poliziesco americano….
Sei sospeso disse l’ufficiale che comandava il Reparto Radiomobile.
Sospeso. Niente pistola. Niente tesserino. Meno di metà stipendio.
Devi poi restituire le divise.
Avete presente le forche caudine?
Beh…forse peggio.
Nessuno ti saluta. Nessuno sembra vederti. Nessuno ti vuole vedere. In un
certo senso per loro non esisti più. Quando passi davanti agli Uffici o entri
nel bar interno cade un improvviso muro di silenzio. Ma stai tranquillo che
come giri l’angolo è tutto un gran parlare. Di te.
Non esisti più per certi colleghi….
Ma non per tutti. La vecchia cricca di colleghi che mi ha incastrato non è
soddisfatta. Le prove non sono bastate per buttarmi in galera per qualche
annetto.
Da casa manca il doppione della chiave della mia macchina.
Poi una strana telefonata anonima forse di un ignoto collega…”parati il culo
collega, occhio alla macchina….
Un sospetto si fa strada….
Magari una sera la mia auto una sera è parcheggiata da qualche parte. Magari
loro la vedono. Magari loro ci mettono un sacchetto con la polverina dentro.
Dopo un po’ magari salgo in macchina e mi metto a guidare. E magari dopo un po’
c’è un posto di blocco.
L’ INCUBO PROSEGUE….
Sono quasi un fuggitivo.
Obbiettivo prioritario: Tornare a casa, da mia madre. In Sardegna, a
Cagliari. Devo letteralmente fuggire dall’incubo.
All’arrivo in porto a Cagliari la polizia (casualmente?) mi ferma e mi
obbligano ad andare al posto di polizia del Porto per perquisirmi. Dal
controllo al terminale Banca dati sanno già con chi hanno a che fare.
Il Comandante della Stazione carabinieri di Cagliari è un amico di famiglia.
Appena viene a conoscenza di ciò che sta accadendo manda una macchina dell’
Arma a salvarmi da un'altra umiliazione. Meno male…è rimasto qualche amico.
Ma altre novità si profilano all’orizzonte.
Vi sono molte cose a cui si và incontro quando ad un Carabiniere capita una
disgrazia come quella accaduta allo scrivente.
Una di queste è la Commissione Disciplinare.
La prima fase è la nomina dell’Ufficiale inquirente. Costui istruisce l’
indagine interna.
Poi mi viene chiesto di comporre delle memorie difensive. Non discostano
molto da ciò che state leggendo ora.
Ultimo passo: Nomina di un Ufficiale Difensore.
Il Maggiore Marco Lorenzoni.
Poi un udienza davanti a questa Commissione Disciplinare composta da tre
Ufficiali Superiori.
Verdetto finale: meritevole di conservare il posto ed il grado.
Si arriva all’aprile del 2002.
Le accuse nei miei confronti, come ho accennato prima, nel frattempo sono
cambiate per “mutamento del quadro delle indiziario”,
Ora sono accusato di “omissione d’atti d’ufficio”. Ovviamente si tratta
della storia del magrebrino e dei cinque giovani nella toilette la notte di
Capodanno. A cosa altro si potevano appigliare? Avrebbero voluto accusarmi di
non aver arrestato il Tunisino per 0,1 mg di cocaina (forse), e perché la notte
di Capodanno, libero dal servizio, disarmato, leggermente alticcio, in smoking
e ragazza in abito da sera non ho fatto il “Rambo” e non ho catturato i 5
giovinastri intenti a sniffare nella toilette….Meno male che ho trovato un
Giudice Intelligente. Un signor Giudice: alla fine del dibattimento nei
confronti dei miei avversari, pardon, dei colleghi operanti, ha proferito una
frase a denti stretti nei confronti dei colleghi che rende perfettamente l’
idea:
braccia rubate all’agricoltura…
Ma al ministero della difesa nessuno ci ha fatto caso.
Per loro, è valida ancora la prima accusa, e con totale autonomia aggiungono
alle loro carte che lo scrivente “avrebbe ammesso una dipendenza dalla
droga”.
Mai detta una simile stronzata.
Comunque sanciscono con apposita sentenza la “rimozione e la perdita del
grado”.
A questo punto c’è da chiedersi: dolo o colpa? Ovvero, qualcuno ha omesso
volutamente o per errore di comunicare il citato “mutamento del quadro
indiziario” ai passacarte del Ministero della Difesa?
E’ interessante notare che il processo per i fatti esposti sarebbe stato
celebrato nel luglio del 2002, ovvero quasi tre mesi dopo.
Invece loro hanno avviato, del tutto noncuranti della reale situazione, il
procedimento per la “radiazione” e per la perdita del grado, con disonore. A
nessuno di loro importa della verità. Loro hanno deciso autonomamente che io
sono un delinquente. Da cacciare via, senza nemmeno arrivare al processo, che
pure ha capi d’accusa ben diversi.
Processo che durerà la bellezza di cinquanta minuti, e che avrà la sentenza
finale “assolto perché il fatto non sussiste” .
A proposito…assoluzione chiesta dal Pubblico Ministero…niente male no?
Dodicimila euro spesi bene.
Corollario: la sospensione mi ha messo in ginocchio economicamente, ma così
sono ancora più povero. Comincio a rassomigliare a un certo Silvio Berlusconi,
differiamo solo perché io ho tutti i capelli e lui ha quattro spiccioli in
tasca più di me.
Ma entrambi siamo perseguitati.
Però sono “Immacolato” come fedina penale: vengo assolto anche per l’accusa
di calunnia che mi aveva mosso il capitano di Vicenza.
Pensate che sia finita?
A questo punto un qualsiasi cittadino è portato a pensare che il ministero
della difesa, prenderà atto della situazione e mi reinserirà con tante scuse
all’interno della mia amministrazione.
Manco per niente.
INCUBO PARTE TERZA.
Si parte con il ricorso al T.A.R. del Lazio, per chiedere la riammissione in
servizio, cercando quindi di modificare quanto ingiustamente sancito dai
burocrati del Ministero della Difesa.
Respinto.
Istanza di sospensione del provvedimento di allontanamento al servizio all’
Organo superiore al T.A.R., ovvero il Consiglio di Stato: accolta la
sospensiva.
Il provvedimento è del luglio del 2003, ma misteriosamente viene notificato
solo a novembre dello stesso anno.
I primi di novembre si risale sulla giostra dunque.
Non sembrava nemmeno vero. La stessa caserma da dove ero stato cacciato due
anni e mezzo prima.
Le facce esterrefatte di chi aveva girato la faccia l’ultima volta che ero
stato là. Le facce invece di chi con saccenza diceva: io ve l’avevo detto che
non c’entrava nulla…
Innocentisti e colpevolisti,
E altre amenità dello stesso tenore.
Oche giulive, galline e struzzi, tutti che starnazzano nello stesso
pollaio.
Ma le cose cambiarono di nuovo. E in fretta.
Dopo circa un mese qualcuno decise che il posto migliore dove potevano
spedirmi era un ameno paesello del viterbese chiamato “Cellere”, comandato da
un maresciallo che avrebbe cercato di concludere l’opera iniziata dai colleghi
della Roma centro due anni e mezzo prima.
Certi “incarichi” viaggiano con un foglio di carta velina dentro il tuo
fascicolo personale…
Vi assicuro che, se fossi stato veramente il peccatore che loro presumevano
fossi, ci sarebbe riuscito. Eccome se ci sarebbe riuscito…..
Dopo quattro mesi di servizio, cominciato con vessazioni del tipo: Da quando
c’è il nuovo brigadiere in caserma vi è odore di pecorino sardo, ad una
assurda lotta per avere il riscaldamento acceso durante la stagione fredda, e
ad altre angherie che sembrano quasi troppo ridicole da raccontare, mi
ritrovai “impacchettato”, grazie ad una sofisticata macchinazione perfettamente
organizzata, all’interno di un auto senza insegne del nucleo operativo della
compagnia di Tuscania, alla volta dell’ Infermeria Regionale dei Carabinieri
presso la scuola Allievi di Roma, con una documentazione portata a mano da due
energumeni del suddetto nucleo, che richiedeva un accertamento psichiatrico
nei miei confronti, nonché l’intera serie di esami antidoping.
Non era un altro arresto, ma vi assicuro che ho avuto un bel “deja vù”.
Motivo: la notte del 15 aprile 2004, il collega con cui lavoravo riferisce
che, durante un normale servizio di pattuglia avrei:
• Bevuto alcuni caffe corretti e del rum e cola durante l’arco del servizio.
(no comment)
• Orinato nel parcheggio di un supermercato verso le due del mattino.
(ovviamente sarà stato pieno di casalinghe e di bambini a quell’ora)
• Fermato una macchina per un controllo, omettendo poi di registrare il
nominativo sull’apposito allegato (era una persona del paese di Cellere, già
nota che lo scrivente incontrava mediamente per strada tre volte al giorno
viste le dimensioni del paese)
• Andato fuori dalla giurisdizione di circa 200 metri per prendere un caffè
nell’unico bar aperto alle tre del mattino)
• Fatto ingresso in un night durante il servizio in argomento in quanto un
giovanotto al suo interno dava un pò in escandescenze, ed il proprietario mi
invitava ad entrare per rimetterlo in carreggiata con la mia sola presenza,
trasgredendo dunque la “consegna” impartita dal Capitano della Compagnia di
Tuscania che vietava di frequentare il locale. (un abuso che non si commenta)
Per tutto questo sappiate che venne instaurato un procedimento penale
militare nei miei confronti per delle accuse cosi ridicole, che solo un
imbecille di avvocato come quello che all’epoca dei fatti avevo assunto non è
riuscito a controbattere. Ma quando già si è speso tanto in spese legali,
spesso ci si deve accontentare. Costui, nella sua immensa incompetenza mi ha
suggerito di patteggiare, perché se no le cose sarebbero andate costosamente
per le lunghe…
Cosa pensate che abbia fatto un uomo stremato….lo ha fatto.
Ha patteggiato pur essendo ancora una volta nel giusto.
Scommetto che leggendo tutte queste storie qualcuno comincia a dubitarne.
O a dubitare che questo lungo racconto sia vero.
Tutto questo costerà economicamente allo scrivente oltre 2500 euro, escluse
le spese legali, che ammontano, per uno stupido patteggiamento, a 7500 euro.
Lo scrivente viene condannato dal tribunale militare per:
violata consegna e disobbedienza aggravata. (insomma, per farla breve, la
faccenda del night che secondo il capitano della compagnia di Tuscania era
vietato frequentare. Certo che a me il famoso motto dell’Arma: usi obbedir
tacendo, e tacendo subir poco si adatta….)
Pena commutata in sanzione pecuniaria appunto….nei 2500 euro prima citati.
Dopo quasi due mesi di esami psicologici di tutti i tipi che giocoforza ero
costretto di nascosto a registrare e fotografare, con metodi alla 007, vista l’
aria che tirava nei miei confronti, mi ritrovai nuovamente in servizio.
E si….a quanto pare, nonostante un mese e mezzo di test presso la commissione
medica ospedaliera della Cecchignola, in cui mi hanno sottoposto a tutti gli
esami possibili per verificare la mia idoneità psicofisica….
….non ero ne matto ne drogato….
Novità: vengo trasferito per incompatibilità ambientale, dalla amena e triste
Cellere alla graziosa cittadina di Cittaducale, (RI), dove per fortuna ho
trovato dei Signori Ufficiali e dei Signori colleghi che in poco più di un anno
mi hanno ridato la fiducia nel prossimo e la voglia di credere nell’Arma.
E dunque, con le note caratteristiche faticosamente ricostruite, faccio dopo
quasi 17 anni di servizio, domanda per tornare in Sardegna…la mia terra
natale.
Naturalmente non posso pretendere di tornare nella città di Cagliari dove ho
i miei affetti, la mia casa. No di certo, devo accettare: o un paesino del
Nuorese o nisba.
Se non gradisci…Stattene pure in Continente. A te la scelta.
E qui ci avviamo verso i giorni nostri.
L’INCUBO NON E’ FINITO
Pensate: mi scrive l’avvocato di Vicenza. Ho vinto il ricorso al T.A.R.
contro la scuola Allievi di Vicenza. Posso finalmente ripetere il corso per
Maresciallo da dove il Capitano xxxxxxxxx mi aveva fatto cacciare….ma…..le nuvole
non di diradano…
Manca l’energia fisica e mentale per ripetere quel Corso, a cui nel 1999
avevo tanto ambito. Mancano, inutile dirlo i soldi per saldare quel bravo
avvocato.
Stavo appena iniziando a godermi un piccolo periodo di tranquillità
continuativa…
Ma non era vera tranquillità
C’era solo la calma tipica di chi è nell’occhio del ciclone. Quell’attimo
quasi magico incantato, che separa il fronte circolare della perturbazione da
quello diametralmente opposto, non meno terribile del fronte precedente.
All’interno di questa spettacolare manifestazione metereologica, tutto
sembra perfettamente tranquillo. Quasi immobile.
Ma è solo questione di tempo prima che torni a scatenarsi l’inferno.
Ho fatto migliaia di euro di debiti per pagare i legali per uscire da questi
casini.
Migliaia di Euro per avere Giustizia. Per riavere il mio lavoro. La mia
dignità.
Nell’occhio del ciclone vigeva la massima calma apparente. Io era lì, al
centro. Ci camminavo dentro, ne seguivo la direzione, crogiolandomi nella sua
calma apparente. Cercavo di ricostruire pezzo per pezzo la mia carriera
distrutta, lavorando sodo.
Poche distrazioni. Poca mondanità. Una compagna a Cagliari, tanti progetti
per il futuro.
Era da oltre un anno che avevo preso servizio alla Stazione Carabinieri di
Orotelli, più precisamente dal novembre 2005.
Il 06 gennaio 2006 ho ricevuto un elogio scritto dal Comandante della Regione
Carabinieri Generale Gilberto Murgia, per aver arrestato un uomo che aveva
cercato di ucciderne un altro, ed aver attivato i soccorsi per salvare quest’
ultimo.
Sembrava l’inizio di un periodo positivo.
Ma niente da fare.
Non c’è pace fra gli ulivi….
Dopo un anno di servizio in quest’ultima sede, tra disagi inenarrabili di
tipo logistico (edificio fatiscente, un solo bagno per sei militari, un lungo
periodo senza frigorifero, senza riscaldamento, con l’impianto elettrico non a
norma, una Land Rover con duecentocinquantamila km e tante altre piccole
magagne, (non ultima quella di essere a 176 km da casa propria) si arriva quasi
ai nostri giorni….
Nell’ ottobre del 2006 il T.A.R. del Lazio ha rigettato l’istanza di
sospensione dichiarando esecutiva la mia rimozione e la perdita del grado.
Questo ovviamente dopo aver speso altre migliaia di euro in avvocato
amministrativo.
In due parole, il giorno 09 gennaio 2007…..
Mi hanno cacciato. Messo in mezzo a una strada.
Si, avete letto bene…da un giorno all’altro, mi è stato notificato il citato
decreto, che ancora si rifà alla prima accusa di Spaccio di sostanze
stupefacenti, o uso delle stesse…e frequentazione di compagnie disdicevoli….
(questa è nuova, non ne avevo ancora sentito parlare)…
E che un carabiniere che non è degli speciali reparti antidroga non può
riconoscere lo stupefacente testandolo con la lingua perché non ne ha l’
addestramento necessario. Poi le barzellette le fanno sui carabinieri?
….e mi hanno cacciato. Di nuovo. E risputtanato sul giornale. Di nuovo,questa
volta non sul Messaggero ma su L'Unione Sarda.
Ho 44 anni di cui 18 passati nell’Arma dei carabinieri.(meno i mesi di
sospensione,30.
L'amaro finale di questa storia?
Il mio carissimo avvocato ha pensato a mettere lui stesso fine al mio incubo. Questo noto professionista, che mi avrebbe dovuto tutelare impugnando immediatamente il provvedimento del TAR Lazio presso il Consiglio di Stato, ha “dimenticato” di presentare il ricorso prima che scadessero i termini. Dopo tre anni di attesa e tiepide speranze passati in Inghilterra cercando di sopravvivere facendo anche umili lavori vengo a scoprire che tutto ciò per cui avevo lottato e' stato vanificato dalla dimenticanza di una segretaria che non ha fatto il suo dovere, o almeno questa e' la versione che questo signore mi ha dato.
Ditemi se la mia storia non é strana. Ditemi dov'é la giustizia.
Edoardo Giannini.
mercoledì 12 maggio 2010
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Ma la vita continua..,(grazie a Dio).
RispondiEliminaDopo attimi di sconforto e di amarezza sono riuscito ad andare avanti. Ho ricominciato da zero.
Arrivato ad aprile del 2007 ho iniziato a lavorare come "bartender"in un tipico pub inglese....
Ho iniziato con acquisire la lingua e la mentalitá britannica,lavorando a contato col pubblico e studiando la lingua in una scuola.
Ho dato il mio primo esame per conseguire il LEVEL 2 della S.I.A., Security Industry Authority, che mi ha consentito di operare nel settore della sicurezza come Security Officer.
Dopo alcuni anni di lavoro a Brighton per una compagnia , la SASSCO ltd, e con un notevole miglioramento della lingua, nel 2010 ho seguito i corsi SIA per conseguire la CLOSE PROTECTION LICENSE, LEVEL 3, training della Longmoore Security ltd ed esami dati con la New Buckinghamshire University.
Ora la mia vita e' finalemte cambiata, ma quante persone non sopravvivono a esperienze come queste, ai traumi alle cattiverie che ho subito, e che ti annientano psicologicamente (e finanziarimente)
La giustizia in Italia e' malata e purtroppo anche la mia amata Arma dei Carabinieri lo é.
speriamo ce le cose cambino, per tuti, perche l'Italia sta per chiudere bottega.